E’ sempre bello tornare in Giappone! Il ‘pretesto’ questa volta è stato il foliage – ammirare il rosso aranciato degli aceri e il giallo oro dei ginko biloba.

La ricerca di questo primo obiettivo ci ha condotto poi alla scoperta di luoghi non visti nei viaggi precedenti, senza escludere una rapida rivisitazione, se non altro per ragioni logistiche, di Tokyo e Kyoto. Un programma molto intenso, alla scoperta di luoghi ‘fuori mano’, testimoniato dal numero dei mezzi di trasporto utilizzati nei 12 giorni: 39 treni, 3 funicolari, 2 funivie, svariate metropolitane, tram e bus urbani e un traghetto.

Raccontare nel dettaglio il percorso ed i luoghi visitati sarebbe troppo lungo e noioso: mi limiterò ad alcune note sui luoghi che ritengo più significativi.

-Tokyo è una delle porte obbligate di ingresso già abbondantemente scoperta nel passato: quindi le visite si sono limitate al tempio buddista di Jindaiji, uno dei più vecchi di Tokyo, immerso in una foresta urbana nel quartiere di Chofu, e a una passeggiata nel quartiere ‘giovane’ di Harajuku e lungo Omotesando, uno dei viali più eleganti, vetrina di tutte le griffe occidentali.

- Il santuario sul monte Takao, è stato conquistato dopo due cambi di treno, una funicolare e una lunga scalinata su 4 livelli, ognuno ospitante templi, lanterne, ecc ecc, che porta alla vetta a 599m: la giornata festiva e tiepida aveva favorito le scampagnate ed i picnic dei locali – molto tranquilli e molto ordinati come ci si doveva aspettare!

- Anche la pagoda Chureito su una collina a nordest della capitale è stata raggiunta dopo alcuneripide scalinate – ma alla meta, oltre alla pagoda, la fatica è stata ripagata dalla vista del monte Fuji. Contrariamente al passato questa volta il Fuji non è stato timido ma si è concesso generosamente – nei primi giorni ancora spoglio di neve e successivamente abbondantemente imbiancato. 

Shimo Oshida Pagoda Chureito   Fuji
 Shimo-Oshida
Pagoda Chureito

 La vetta del Fuji sopra le nubi

e la chioma rossa degli aceri

Ci piacciono le crociere fluviali. La tranquilla navigazione sulle acque di fiumi e canali, vedere da una prospettiva del tutto diversa il paesaggio - boschi, case, opere portuali, paesi, ….attraversare chiuse, incrociare bettoline o interi convogli di chiatte,  house boats o motoscafi, attraccare per esplorare a piedi o in bus i paesi attraversati…Il tutto senza le classiche preoccupazioni associate al turismo via terra (traffico, check-in check-out giornaliero negli alberghi,…) 

Ci piacciono le crociere fluviali anche perché la limitata stazza dei battelli ospita al più 100-150 persone (in questa eravamo solo 53), e non le orde di crocieristi ‘marini’ che popolano le moderne navi da crociera e, scese a terra per le escursioni, invadono come cavallette i luoghi visitati.

Tutti noi abbiamo passato recentemente un periodo significativo della nostra vita: nel caso più favorevole, ha comportato solo un cambiamento temporaneo di abitudini, che però è stato molto importante.

E allora mi sono detto : perchè non prendere qualche appunto per poter rispondere ai nostri eventuali nipoti o bisnipoti che ci domanderanno un giorno: “All’epoca della pandemia nel ’20 e ’21 , di cui abbiamo letto sul nostro libro di storia , tu , come ti sei comportato? “

Per poter dire loro : “Io infatti c’ero “ , e quindi acquisire un minimo di residua autorevolezza ai loro occhi …..

Maglio idraulico Galperti Museo scienza e tecnologia MilanoUn giovedì mattina di un po’ di anni fa all’apertura del Museo si presenta una coppia di vecchietti, parecchio avanti con gli anni ma belli arzilli; lui piegato in avanti e lei che sembra fargli da contrappeso per non farlo cadere.  Alla cassa, intanto che acquistano i biglietti, dicono di avere poco tempo per visitare il Museo e quindi “le ragazze” mi fanno cenno di avvicinarmi per assisterli.

In una due giorni bagnata che di più non si poteva, il 5 e 6 novembre sbarca al museo il G 7 dei ministri della salute. Vie circostanti il museo sotto stretto controllo, ingresso al museo con metal detector e Museo aperto ai normali visitatori.
7 volontari accoglienti sono in servizio, chi al mattino, chi il pomeriggio, armati di pettorina gialla di ordinanza e badge nominativo.

Carissimi, 2 righe solo per ricordare un evento che, esattamente 10 anni fa, coinvolse per alcune faticose ma esaltanti giornate tutti i lavoratori-direttore compreso- ed i volontari del "Leonardo".

Il Museo ospitò ECSITE ( un acronimo di cui credo di non aver mai saputo la traduzione..): un "convegno mondiale" di centinaia di rappresentanti di molte decine di musei di tutto il mondo che per diversi giorni parteciparono a dibattiti, conferenze, spettacoli (e pranzi con grandi tavoli rotondi disposti lungo il chiostro). Noi volontari, fianco a fianco coi "colleghi" e le "colleghe" del museo facemmo di tutto: dall'accoglienza degli arrivi - dalle 7 del mattino- al ritiro dei buoni-pasto all'ora di pranzo, all'accompagnamento/guida degli ospiti ai vari eventi. Fu un'esperienza di cui ricordo con particolare piacere il sentire comune di appartenenti ad una sola grande famiglia, quella "dell'umanità". 

Da anni mi diverto a fotografare da vicino particolari che suggeriscono cose diverse, molto più grandi e lontane, e immaginarie. 

Queste foto le ho scattate al MUST. Chi vuole, può divertirsi a localizzare il punto esatto…

 

CARTILAGINI 1    FAUCI 1
 Cartilagini  

 Fauci

 

«Faccio il volontario»: un ingegnere di lungo corso spiega la sua nuova esperienza presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Regalando interessanti consigli

di FABIO LOSCO                                      13/06/2016

Quando ho detto a un mio amico coetaneo che facevo il volontario in un museo mi è parso di percepire un sentimento di ammi-commiserazione: di ammirazione, perché il lavoro di volontariato è molto ben visto dal punto di vista sociale; di commiserazione, perché l’immagine che si ha del museo in generale non è particolarmente eccitante, almeno per quelli della mia generazione.

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